Giovanni Pennisi Arresto

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Giovanni Pennisi Arresto – Cosa Nostra ha più nomi che semplicemente “mafia” o “mafia siciliana”. È un’organizzazione criminale riconosciuta per le sue attività terroristiche in tutto il mondo. Per distinguerla dagli altri gruppi mafiosi in tutto il mondo e per enfatizzare le sue ramificazioni globali, questa frase è ora riservata alla mafia siciliana. Negli Stati Uniti è conosciuta come Cosa Nostra statunitense, ma oggi entrambi i gruppi hanno una diffusione globale.

Il maggiore impegno del governo nelle forze dell’ordine italiane è stato il risultato diretto delle indagini sul cosiddetto “pool antimafia” che il giudice Rocco Chinnici aveva fondato e successivamente comandato sotto Antonino Caponnetto negli anni ’80. Furono magistrati anche Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Mentre difendevano gli altri dagli orribili attacchi di Cosa Nostra, Chinnici, Falcone e Borsellino pagarono tutti il prezzo più alto.

Territorio

Arroccato a 161 metri sul livello del mare su un terrazzo lavico chiamato la Timpa, questo comune gode di una vista mozzafiato sul Mar Ionio. Le scogliere costiere di gesso sono uno spettacolo comune e potrebbero ospitare diverse comunità costiere. Gli agrumi prosperano in questa regione, che è anche ricca di giochi d’acqua naturali e di vegetazione lussureggiante. Situata sulla Riviera dei Ciclopi, che si affaccia sul Mar Ionio, questa località si trova alle pendici dell’Etna, nella Sicilia orientale.

L’origine del nome

Numerosi sono nel territorio i toponimi che rimandano alla leggenda siculo-greca di Aci; questo non fa eccezione. Il fiume Aci, ormai defunto, era originariamente conosciuto come , il vero nome del fiume. Già gli antichi greci avevano creato un mito basato sul corso del fiume, in cui il fiume stesso svolgeva il ruolo di pastore. Il risultato fu la progressiva diffusione dei nomi Acitrezza, Sant’Antonio, Catena, Aci Bonaccorsi, Castello e San Filippo nelle zone limitrofe.

Il nome della città passò da Acis Aquilia ad Acis Regalis dopo essere stato latinizzato con il femminile Acis o con il neutro Acium ed ottenuto anche l’aggettivo “regale”.Pertanto Jaci e Aci Rigali sono ancora impiegati nel siciliano contemporaneo. Gli italiani si riferiscono ai siciliani nativi come acesi o acitani, ma i siciliani nativi stessi usano il demonimo jacitani .

Eventi storici

Le origini di Cosa Nostra possono essere ricondotte a sette segrete che esistevano già nel XII secolo, quando i Vespri Siciliani insorsero in ribellione contro gli Angioini, gli Spagnoli e l’Inquisizione. Gli storici potrebbero considerarla una leggenda metropolitana, ma in realtà emerse durante la resistenza araba all’invasione normanna .

In realtà sono riconducibili ad un’epoca più contemporanea, precisamente agli inizi del 1800. Originari delle province di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta, furono plasmati dalle realtà economiche e sociali del latifondo siciliano . Dopo l’abolizione dei privilegi feudali nel 1812, l’antica aristocrazia siciliana abbandonò definitivamente le campagne per rifugiarsi nelle principali città dell’isola.

Per sfruttare al meglio le loro enormi proprietà, le affittavano ai cosiddetti gabellotti, spesso uomini d’affari di successo. Ma non potevano raggiungere questo obiettivo senza scendere a compromessi con le bande erranti di fuorilegge che terrorizzavano le aree rurali e reprimevano le richieste sociali egualitarie dei servi e dei contadini .

La popolazione criminale locale era una fonte comune per le guardie a cavallo armate chiamate campieri, reclutate per la loro brutalità e mancanza di paura come meccanismo di difesa. Per la maggior parte, gli storici concordano sul fatto che le province di Palermo, Trapani e Agrigento costituissero la “culla” di Cosa Nostra.

Una forte autorità centrale, la nascita di nuovi strati sociali parassiti che assomigliavano a vere e proprie bande o cricche, e la mancanza di una borghesia imprenditoriale nel settore agrario furono tutti fattori cruciali per il suo inizio. pagina 4 e pagina 5 Dopo la morte di Napoleone, nel Regno delle Due Sicilie divennero predominanti i culti massonici e carbonari.

Queste cricche adattarono rapidamente i loro rituali e la struttura organizzativa per rafforzare i legami di solidarietà e segretezza tra i suoi devoti. Delle “unioni, confraternite e sette” che contribuirono a risolvere le preoccupazioni sociali del trapanese e a sostituire il governo assente furono discusse in una relazione ufficiale del 1838 dal funzionario borbonico Pietro Calà Ulloa.

La situazione delle classi rurali siciliane non cambiò anche se l’Unità d’Italia creò un nuovo tessuto nazionale. D’altra parte, alcune bande mafiose e briganti riuscirono ad integrarsi in questo nuovo tessuto, partecipando ai moti antiborbonici del 1848 e del 1860.

L’aumento della delinquenza giovanile e la proliferazione di bande di briganti terrorizzavano le campagne dell’isola. e le zone montane sono state entrambe causate dall’insolito fenomeno della schivata. Fu solo nel 1865 che il termine “mafia” apparve in un rapporto presentato al governo da Filippo Antonio Gualtiero, prefetto di Palermo.

La mafia, un’associazione criminale guidata dall’ex comandante garibaldino Giovanni Corrao, viene istituita da Gualtiario nel rapporto. I gruppi filoborbonici e filoclericali furono coinvolti nella congiura, che comprendeva il nuovo Stato unitario.

Dopo che il parlamentare Diego Tajani ha denunciato i legami della mafia con il governo, Cosa Nostra è diventata un tema caldo a livello nazionale. Invece di considerare la mafia come un’organizzazione criminale, un’inchiesta parlamentare di destra del 1875 la considerava lo stile di vita abituale dei siciliani.

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Alla conclusione opposta sono invece giunti gli investigatori privati Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino; si riferivano ai mafiosi come ai “piantagrane della classe media” che sostituiscono lo Stato quando quest’ultimo è debole.

Per porre freno al fenomeno, nel 1877, la Sinistra storica inviò in Sicilia il prefetto Antonio Malusardi. La mafia aveva molte altre forme di sicurezza, per cui le enormi retate e arresti di Malusardi non le fecero quasi del male, ma quasi distrussero il brigantaggio nelle campagne.

secondo Anche se nel 1882 il numero degli spettatori alle elezioni aumentò, il gabellotto divenne anche uno strumento per alcuni politici che si avvalevano dei suoi “servizi” intimidendo gli elettori o addirittura truffando il sistema. La sua influenza aumentò nel 1912, quando decretò il suffragio maschile per tutti i cittadini , ed era sostanzialmente libero di fare ciò che voleva grazie al candidato selezionato nella sua regione.

Raffaele Palizzolo, famigerato bandito e protettore mafioso, ne è un ottimo esempio; nel 1893 una giuria nazionale lo prosciolse da ogni accusa relativa all’assassinio del marchese Emanuele Notarbartolo. Poiché Notarbartolo si era battuto per impedire che un gruppo politico-mafioso guidato da Palizzolo prendesse il controllo del Banco di Sicilia, l’assassinio ebbe conseguenze di vasta portata a livello nazionale.

Il movimento dei fasci siciliani, che mirava a migliorare le condizioni di lavoro dei contadini vittime dei gabellotti mafiosi, fu sciolto con la forza nel 1894 dal governo Crispi III . Il movimento è stato ispirato dal socialismo. Alla fine, Cosa Nostra si schierò con la repressione governativa dopo aver fallito in tutti i suoi tentativi di infiltrarsi nei Fasci. Più specificatamente, i delitti di mafia colpirono Bernardino Verro nel 1915; fu un personaggio di spicco dei Fasci siciliani.

nel 20° secolo

Con l’inizio del nuovo secolo, diversi emigranti siciliani furono coinvolti in mafiosi che, nel tentativo di estorcere denaro ai loro connazionali, formarono un’organizzazione sorella internazionale chiamata “Mano Nera perché l’inchiostro nero era comunemente usato. firmare lettere di estorsione. Il detective italo-americano Joe Petrosino fu ucciso nel 1909 a Palermo per aver tentato di fermare questo traffico illegale attraverso l’Atlantico.

La massiccia defezione degli uomini siciliani dalla leva durante la prima guerra mondiale portò alla nascita di gruppi di briganti che operavano come roccaforti mafiose nelle zone rurali dell’isola . Il movimento sindacale in Sicilia lottò per i diritti degli agricoltori sfruttati e dei minatori di zolfo durante i brutali due anni di disordini industriali nel nord Italia .

Tuttavia la mafia assassinò o comunque soppresse i suoi personaggi più importanti, come Nicola Alongi, Sebastiano Bonfiglio e Giovanni Orcel.Cosa Nostra fu un’arma a doppio taglio per il fascismo. Da un lato portò ad una dura repressione poliziesca contro i suoi seguaci sotto la supervisione del prefetto Cesare Mori , il quale, analogamente al suo predecessore Malusardi, aveva adottato misure estreme per sradicare il brigantaggio nelle campagne.

D’altra parte, Mori mantenne rapporti amichevoli con i suoi superiori, come Vito Genovese, che fu vicino, tra gli altri, a diversi gerarchi fascisti. In risposta alla persecuzione subita dal regime, alcuni boss mafiosi, come Salvatore Maranzano e Joe Bonanno, decisero di unirsi a Cosa Nostra americana.

Si ritiene spesso che nel luglio 1943 i servizi segreti degli Stati Uniti abbiano voluto che Cosa Nostra siciliana, guidata da Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo, aiutasse l’arrivo degli Alleati sull’isola. Ciò è stato facilitato dai legami del boss siculo-americano Lucky Luciano.

Nonostante le narrazioni contraddittorie e il fatto che l’AMGOT nominò diversi famigerati mafiosi a incarichi cittadini dopo lo sbarco, gli storici continuano a sostenere che questa nozione è mitica e priva di merito. Era inevitabile che i boss mafiosi venissero scelti dalle forze alleate per sostituire i funzionari locali del regime perché antifascisti. Ricordiamo che erano tutti sopravvissuti alle epurazioni imposte dal prefetto Mori.

Nell’immediato secondo dopoguerra, sui terreni incolti del latifondo riemersero gruppi organizzati di agricoltori e operai, come già prescritto dalla normativa Gullo-Segni.che i restanti feudi abbandonati devono essere coltivati. Quando i gabellotti videro in pericolo i loro privilegi secolari, reagirono violentemente e uccisero i dirigenti sindacali di tutta l’isola.

Il sequestro del dominio fu supervisionato da diversi funzionari sindacali che furono assassinati da mafiosi . Tra questi leader c’erano Salvatore Carnevale, Placido Rizzotto, Accursio Miraglia ed Epifanio Li Puma.

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