Marco Cananzi Bra Morto

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Marco Cananzi Bra Morto – Agli inizi degli anni Sessanta cominciarono ad emergere nel settore edile piemontese le segnalazioni dei cosiddetti fenomeni di ottimismo, di intermediazione illecita di manodopera e di racket nei cantieri edili. Il fenomeno è stato più diffuso nelle zone della Val di Susa e di Bardonecchia.

Grazie alla massiccia emigrazione e, soprattutto, a quella malvagia legge sull’obbligo di soggiorno approvata all’inizio degli anni ’60, siamo riusciti a allontanare i mafiosi dalla Calabria e dalla Sicilia, isolarli e renderli innocui. Al deputato non era venuto in mente che il programma avrebbe solo facilitato l'”esportazione” di attività criminali.

Bardonecchia era il simbolo settentrionale delle antiche origini della mafia. Già nel 1963, quando le imprese edili erano rare e la manodopera locale scarseggiava, si assisteva all’inizio di uno sviluppo edilizio eccezionale, e Rocco Lo Presti fu il primo mafioso inviato al soggiorno forzato nel Nord Italia, a Bardonecchia.

Con l’aiuto della famiglia, Lo Presti fondò una modesta impresa di costruzioni che rapidamente raggiunse i vertici del settore dopo aver affrontato progetti sia privati che pubblici. Anche Francesco Mazzaferro, suo cugino, fu trasferito in residenza forzata nel 1973. Lo ha accompagnato. Saranno loro a governare l’intera edilizia della Val di Susa.

La Commissione parlamentare antimafia è rimasta incuriosita dai numerosi articoli di giornale che denunciavano casi massicci di sfruttamento lavorativo, collocamento illegale, intimidazioni e riduzione salariale nella cittadina alpina. Inviarono una delegazione guidata da Pio La Torre per indagare sulle accuse e trovare prove di criminalità organizzata, identificando infine Rocco Lo Presti come il boss mafioso . Nel suo ampio dossier, Emilio Santillo – allora questore di Torino – descrisse la penetrazione della ‘ndrangheta nel Piemonte .

La banda era coinvolta nel settore edile e Santillo si concentrò su Lo Presti e sui suoi legami con le famiglie siciliane degli Inzerillo-Gambino-Spatola-Di Maggio di Palermo e dei Gambino di New York. Si diceva che Lo Presti, insieme al boss marsigliese Gaetano Tany Zampa, fosse coinvolto in un’operazione pesante di traffico di armi da fuoco e metalli preziosi .

Inoltre si diceva che sarebbe stato Lo Presti a dare inizio ai due omicidi. Per volere del procuratore capo di Torino Bruno Caccia, Lo Presti fu condannato a tre anni di carcere sull’isola dell’Asinara nel 1975 dopo che questo dossier lo aveva portato ad essere accusato di essere l’ideatore del cosiddetto fenomeno del racket degli armamenti.

Le prove genomiche suggeriscono che si sia diffuso ad altre industrie criminali, tra cui l’estorsione, il traffico di droga e armi e il gioco d’azzardo. Sono presenti le seguenti ‘ndrine: gli Ursino e i Belfiore di Gioiosa Jonica, i Lo Presti e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica, i Commisso-Macrì di Siderno, i Morabito, i Bruzzaniti e i Palamara di Africo Nuovo, i Pesce e i Bellocco-Cacciola di Rosarno, i Summa e gli Agresta, i Trimboli e i Barbaro di Platì, ed infine i Vrenna e i Megna di Crotone, che operano a Torino.

Il serial killer Timpano

Poco dopo il ritorno di Vincenzo Timpano da Grotteria, in Calabria, nel dicembre del 1969, il suo cadavere fu scoperto nei pressi di Exilles, lungo la statale della Val di Susa. Il cognato di Rocco Lo Presti, Giuseppe Oppedisano, non solo è suo cognato, ma lo ha anche ucciso. Hanno inzuppato il cadavere nella benzina e poi gli hanno dato fuoco. Sul posto del delitto c’è l’Alfa Romeo 1750 appartenuta a Lo Presti. Anche se lo ammettesse, Oppedisano non dirà mai il perché. Ma Lo Presti ha un alibi incontestabile. Da qualche parte nel sud Italia, stava salendo su un aereo .

Cos’è successo con l’omicidio D’Aguanno

Nel giugno del 1970 venne ritrovato in una discarica abbandonata di Moncalieri il corpo dello schermidore Luigi D’Aguanno, da poco uscito di prigione. Si dice che abbia dato la vita per fornire informazioni alle autorità. Mentre viaggiava a bordo dell’auto di Rocco Lo Presti, questi viene accusato dell’omicidio di Carmine Messina . Similmente all’omicidio Timpano, sembra che Lo Presti sia in viaggio verso la Calabria in questa occasione.

Un evento accaduto lo scorso 1 maggio

Il Labor Day del 1971 cade il 1° maggio. Circa 8.000 torinesi si sono radunati in piazza Vittorio Veneto per il corteo annuale. Mentre bisbigliano tra loro, un gruppo di immigrati calabresi si riunisce in un’osteria sotto i portici. Il loro interlocutore è lo stuccatore a cottimo Carmelo Manti. Dal nulla, Manti si alza, estrae una pistola e uccide i quattro abitanti del villaggio prima di svanire tra la folla. Dopo di lui cadono a terra Franco Maltraversi, Alfredo Muoio, Giuseppe Prochilo e Domenico Parisi.

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Qualcuno che si definisce “commerciante di armi” chiede tangenti. Ha un debito di circa due milioni di lire. Il luogotenente di Rocco Lo Presti è Giuseppe Prochilo, il capo del racket edilizio. La strage del 1° maggio ha gettato una nuova luce sul racket edilizio. Durante l’interrogatorio da parte del giudice dopo il suo arresto, Manti svela l’intero piano.

Ottimismo, corruzione, sfruttamento, contratti e subappalti sono oggetto del suo discorso. Un gruppo di cui Torino viene a conoscenza è nato dalle difficoltà vissute da numerosi immigrati. Le sue rivelazioni includono le identità dei signori del racket. Ci sono anche nomi come Rocco Lo Presti.

Quando don Mico Tripodo, comandante della ‘Ndrangheta calabrese, fuggì dal suo isolamento a Fondi, in provincia di Latina, due sicari aprirono il fuoco su di lui ad Avigliana il 15 ottobre 1973. Sebbene abbiano ferito i figli e la moglie della vittima, sentono la sua mancanza. Si hanno diverse segnalazioni di Tripodo a Bardonecchia.

Chivasso, in provincia di Torino, è stato il luogo della prima prova accertata risalente al 1972, quando un ex affiliato ormai pentito chiese formalmente di aderire al gruppo. Le ‘ndrine sferrarono due attentati alla sponda romana di Volpiano, comune in provincia di Torino, nel 1977 e nel 1978 .

Come altre regioni, anche il Piemonte risente della stagione dei sequestri. Negli anni ’70 e ’80, precisamente dal 1973 al 1984, si sono verificati complessivamente 37 rapimenti . Il rapimento-omicidio di Mario Ceretto, facoltoso industriale di Cuorgnè, fu uno dei sequestri più noti commessi dalla ‘ndrangheta in Piemonte negli anni ’70. Ceretto fu rapito la sera del 23 maggio 1975 e il suo corpo fu ritrovato la settimana successiva in un campo abbandonato a Orbassano.

L’episodio fu noto per la sua tragica conclusione. In quanto complice di Rocco Lo Presti, verrà preso in custodia. In seguito all’appello contro la sua assoluzione in primo grado, rischia una pena detentiva di 26 anni . La Corte Suprema annullò clamorosamente la sentenza nel dicembre 1982 per irregolarità; gli atti furono rinviati alla Corte d’Appello di Genova, dove si conclusero infine con l’assoluzione per insufficienza di prove, sconfessando definitivamente il coinvolgimento di Lo Presti nel caso Ceretto.

Dietro la sentenza della Corte Suprema c’era una riflessione deliberata, che verrà alla luce a tempo debito. Nell’ambito di un presunto concordato con il magistrato della Corte di Cassazione, Rocco Lo Presti avrebbe pagato a monsignor don Simeone Duca, archivista vaticano, 30 milioni di lire .

Dopo il crollo della famiglia Zucco negli anni ’70, la vertenza di Ciminà che coinvolse le famiglie Varacalli-Franco-Polifroni-Spagnolo e Barillaro-Zucco raggiunse anche il Piemonte. In un bar di Torino, Giuseppe Zucco fu assassinato l’8 luglio 1977 da tre sicari mascherati che brandivano lupara. Infine, il 14 novembre 1981 toccò al fratello Rocco.

Gli assassini riempirono di esplosivo il furgone di Rocco Zucco e lo incendiarono per commettere l’omicidio . L’omicidio avvenne il 19 ottobre 1982, uccidendo Antonio Zucco, unico fratello superstite della famiglia Di Dio. Forte era il sodalizio tra i fratelli Zucco e Rocco Lo Presti, capo della famiglia mafiosa di Bardonecchia.

Conosciuto per la sua presenza imponente: “Non muove una foglia senza che Ursini lo voglia,l’omonimo boss della cosca Mario Ursini fu arrestato in Piemonte nel 1982. Il pubblico ministero italiano Bruno Caccia fu assassinato il 16 giugno 1983. Il L’uomo responsabile dell’omicidio, Domenico Belfiore, è stato incarcerato e condannato all’ergastolo per il suo ruolo nelle operazioni della famiglia ‘Ndrangheta a Torino. Rocco Schirripa di Gioiosa Jonica sarà condannato all’ergastolo nel 2017 per il suo ruolo nell’omicidio del giudice Bruno Caccia, avvenuto 34 anni prima.

Angelo Epaminonda, leader dei cosiddetti Cursoti, riforniva negli anni ’80 il narcotraffico torinese con gli stupefacenti, che le famiglie catanesi Miano e Finocchiaro rivendevano poi alle ‘ndrine torinesi. La famiglia siciliana Cuntrera-Caruana residente in Venezuela fu trattatrice di traffici di droga con le famiglie Belfiore e Ursino-Macrì quando queste dipendevano dalla località di Gioiosa Jonica.

Fatuato Verduci, Salvatore Bonfante e Giovanni Marra furono assassinati l’11 novembre 1987 in un club Arci fuori Chivasso. Giustiziato da una squadra di assassini, proprio come nella sceneggiatura noir più cruenta. Si è trattato di un omicidio drammatico che i media hanno descritto come una crisi di regolamento dei conti sulla distribuzione dell’eroina. La verità dietro la decisione di commettere la carneficina venne rivelata anni dopo; si intendeva punire Marra per l’audacia di criticare la sorella di Salvatore Belfiore .

Nella zona è avvenuta l’operazione Riace, condotta dalle forze armate negli anni ’90. Il primo caso di infiltrazione mafiosa nel Nord Italia si è verificato nel 1995, portando allo scioglimento del consiglio comunale di Bardonecchia. Durante il processo venne arrestato Rocco Lo Presti, il noto boss mafioso di Bardonecchia e della Val di Susa .

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