Senatore Augello Malattia

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Senatore Augello Malattia – Il senatore Andrea Augello, 62 anni, ha rinunciato alla lotta dopo una lunga e difficile battaglia contro un male terribile. È stato il candidato primo ministro del partito alle ultime elezioni nel Lazio ed è stato eletto con quella lista. Il senatore di Fratelli d’Italia Andrea Augello ci ha abbandonato. Oltre ad essere politicamente consapevole, quest’uomo è un ospite brillante, motivato e divertente che alza il livello. Ci mancherai moltissimo. La moglie e primo ministro di Meloni, Laura Meloni, ha espresso le sue più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici sui social media.

Professor Andrea Augello, comunque la penso così.

Andrea Augello era malato da tempo con una patologia non meglio specificata; ha tenuto tutti informati delle sue condizioni attraverso i social media. L’anno dopo: «Nelle ultime settimane sono stato colpito da una serie di disturbi importanti, prima di natura oncologica e poi, per non farmi mancare nulla, anche una polmonite». Sono determinato a risultare positivo e a continuare con le cure domiciliari, ma la polmonite è completamente scomparsa dal mio sistema.

Bambini

La senatrice Andrea Augello di FdI, scomparsa oggi all’età di 62 anni, era mamma di una famiglia numerosa. Il politico non ha mai ammesso di avere figli sui social media, nonostante la sua apertura riguardo alla sua malattia. Lucio Malan, anche lui di Fratelli d’Italia, ha detto oggi: “Alla moglie, ai figli va il cordoglio e la vicinanza dei senatori di Fratelli d’Italia”. Questa affermazione non lascia spazio al dibattito.

Moglie

La moglie di Andrea Augello, Roberta Angelilli, ha 58 anni ed è originaria di Roma. Segue le orme politiche del marito. Dal 1994 al 2014 è stata membro del Parlamento Europeo (MEP) per quattro mandati consecutivi e negli ultimi cinque di quegli anni ha ricoperto anche la carica di vicepresidente. Dopo la scomparsa del marito, la Angelilli ha scritto un post toccante su Facebook: “Che gli angeli vi accompagnino in paradiso”. I nostri cuori non ti dimenticheranno mai, Andrea Augello.

Cancro

In un messaggio di Augello si legge: “Nelle ultime settimane sono stato colpito da una serie di disturbi di una certa importanza, in primo luogo di natura oncologica”, che potrebbe essere un riferimento al tumore che si pensava avesse. Per deviare il flusso d’acqua verso la centrale idroelettrica di Soverzene e dare alla società di costruzioni Sade e alle società energetiche Enel e Montedison il controllo della rifornia, il torrente ha spazzato via il lago artificiale e il suo bacino idromeccanico da 168 milioni di m3.

Oggi, dopo aver percorso 14 chilometri dal bordo del Col Nudo al Piave oltre Longarone e Castellavazzo, il Vajont giungerà a destinazione. Il frana-killer può essere scarso, ma terra, rocce e altri materiali da costruzione non mancano mai nella diga. Non è un caso che l’inquietante Monte Toc sia sostenuto da blocchi di cemento che coprono un’area di 366.000 metri quadrati. In questa zona d’Italia, “Toc” potrebbe significare “marcio”, “in bilico” o “pericolante”.

Più in basso, nella piccola valle davanti a Longarone in località Fortogna, si trova un monumento in memoria dei 1.910 morti, di cui 487 bambini i cui cadaveri non furono mai ritrovati. Elencato come area del patrimonio nazionale dal 2003.

È la medaglia del disonore con un elenco di reati specifici commessi per guadagnarla, e racconta la storia di un disastro che era stato annunciato ma non è stato affrontato a causa della persistente sottovalutazione del rischio idrogeologico, ma è invece diventato un simbolo mondiale di catastrofi che non possono essere cancellati come incidenti.

Per citare l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “tra i peggiori esempi di indigestione del territorio e di una diga contronatura pianificata nel posto sbagliato per meschini interessi economici e sfruttata con cognizione di causa nelle amministrazioni statali e nelle aziende statali”. Una serie incredibile di sviste, disattenzioni, errori e disastri culminò nella terribile sera del 9 ottobre 1963.

Pub e club erano pieni per guardare il Real Madrid giocare contro i Glasgow Rangers alle 22:39 di mercoledì sera, anche se poche case avevano la TV accesa. A metà del Monte Toc, invece, il gigantesco sperone roccioso si spezzò e si schiantò nell’abisso acquatico sottostante a una velocità di 70-90 chilometri orari, con un fronte di almeno 270 milioni di metri quadrati. Enormi quantità di acqua, pari a 50 milioni di metri cubi, furono lanciate per 70 metri sopra l’arco della diga quando la frana si schiantò contro di essa, facendo volare la diga nel cielo.

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Con un tonfo assordante quell’onda si abbatté attraverso l’arco della diga, nel burrone e infine contro le case. Con un fronte di quasi un chilometro e 25 milioni di metri cubi d’acqua e detriti ad una pressione incredibile, il pezzo principale rase al suolo la piccola valle sottostante con Longarone e Pirago, Maè, Villanova, Rivalta, Frasèin e Col d’Orcia. Nessuno avrebbe potuto intraprendere alcun tipo di azione difensiva.

Tina Merlin, coraggiosa giornalista de “l’Unità”, ha allertato le autorità dell’imminente attacco. Il suo nemico era l’impresa di costruzioni Sade, che lei chiamava “uno stato consottile uno stato.” Quando i geologi che scoprirono le faglie nelle rocce che accelerarono la colata lavica lungo il fianco del Monte Toc pretesero il pagamento,la commissione del collaudo della diga uscì dalle tasche dei costruttori nella parte più giovane e geologicamente più vulnerabile d’Italia.

Tra loro c’erano il fondatore della Scuola di Geologia di Salisburgo, Leopold Müller, che ha realizzato le sezioni stratigrafiche, e i geologi Edoardo Semenza, figlio del progettista della diga,e Franco Giudici, che hanno entrambi espresso preoccupazione per la stabilità della diga e della montagna.

Le prove dell’invasione iniziarono solo nel settembre del 1959,ma quell’anno fu comunque cruciale. Una frana di 700.000 metri cubi si schiantò all’interno dell’ingresso nel novembre del 1960,provocando un’onda di 10 metri che si abbatté sul muro interno.

Anche dopo che la pressione delle rotazioni ha ravvivato i movimenti traballanti, non hanno perso tempo e hanno continuato con le prove di invasione.La strada che conduce allo stabilimento termale fu chiusa per precauzione nell’aprile del 1963, quando i fenomeni tellurici e vulcanici erano al massimo.

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