Stefano Cerri Storia

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Stefano Cerri Storia – L’omicidio dell’imprenditore Stefano Cerri ha portato all’arresto di tre persone, una delle quali ha rotto il silenzio per rivelare il luogo in cui si trova il cadavere. Nell’agosto dello scorso anno, mentre era agli arresti domiciliari a Sirmione, il principale sospettato morì di infarto.

A più di sei anni dal suo orribile omicidio, viene ritrovato il corpo dell’imprenditore milanese Stefano Cerri. Cerri è scomparso alla fine del 2008, e da allora è stato accertato che è stato assassinato da tre giovani dominicani che lavoravano su commissione dell’imputato, Stefano Savasta, pazzo di invidia per la relazione di Cerri con Iviana Siviero, una dipendente con cui Savasta aveva trascorso i precedenti 15 anni della sua vita.

Il corpo è stato ritrovato dopo sette anni.

Maggiori informazioni sull’omicidio dell’imprenditore Stefano Cerri sono emerse nell’ultima puntata di Il Terzo Indizio grazie alla confessione della rivale romantica dell’assassino. Una soffiata di uno dei sicari ha portato alla scoperta del corpo. Dopo che l’iniziatore è scomparso e non è stato più minacciato da Savasta, il pezzo mancante è stato fornito in una lettera scritta da Marthy Hernandez Rodriguez nel dicembre 2014.

STEFANO CERRI E IL DELITTO DEL “TERZO INDIZIO”

Oggi su “Il terzo indizio” apprendiamo cosa è successo al grafico Stefano Cerri, scomparso dopo il suo omicidio il 10 dicembre 2008 a Milano. Il cranio e le ossa furono confermati per l’ultima volta nel 2015, quando i membri della Squadra Mobile di Milano li trovarono in un bosco tra le città di Garlasco e Tromello, che si trova vicino a Pavia.

SEGNO FILOSOFICO NELLA RICERCA DEL CORPO DI STEFANO CERRI

Stefano Savasta ha pagato 2.000 euro per far fare da tutor al suo amico Stefano Cerri. Sapevano semplicemente di essere innamorati l’uno dell’altro perché si mostravano così tanto affetto l’uno per l’altro. Cerri in realtà serviva come venditore di Savasta. La terribile morte dell’uomo d’affari è stata il risultato dei due pugni in faccia mentre la sua bocca era chiusa con nastro adesivo.

In realtà ha dato istruzioni dettagliate su come localizzare il corpo di Stefano Cerri. Inizialmente si sospettava che si trovasse nella zona di Rozzano, nel milanese, ma gli inquirenti lo hanno rintracciato nei boschi della provincia di Pavia. Avrebbe voluto dire di più, ma non riusciva a pensare ai dettagli perché non ricordava il luogo di sepoltura dell’imprenditore milanese rapito. La confessione di Hernandez, tuttavia, ha dato il via alla ricerca che alla fine ha localizzato e identificato i resti dell’uomo d’affari assassinato.

Aggressione e uccisione di Stefano Cerri; La punizione televisiva di Stefano Savasta

“Quando l’amore diventa ossessivo.” Il 10 maggio alle 23:55 EDT, puntata 10 di “Un Giorno in Pretura” in onda su Rai3. Stefano Cerri, piccolo commerciante e imprenditore del settore grafico, è scomparso dalla periferia di Milano la sera del 10 dicembre 2008. È possibile che si sia allontanato di propria iniziativa, sia stato assassinato o vittima di un tentativo di rapina fallito?

La ricerca non ha ancora smentito alcuna ipotesi. La sua storia d’amore extraconiugale con una donna di nome Ivana Siviero diventa chiara man mano che approfondiamo la sua vita privata. La vittima sospetta subito di Stefano Savasta, con il quale ha avuto una relazione tumultuosa.

Oggi è il 21 novembre 2014 a Itao. Un uomo sospettato di aver tramato la morte dell’ex amante Stefano Cerri è stato arrestato ieri alla stazione di Verona Porta Nuova, a seguito di una drammatica fuga. La corte d’appello ha confermato la condanna all’ergastolo di Savasta. Savasta ha avuto un infarto ed è crollato, morendo prima dell’arrivo dell’ambulanza.

Un altro passeggero sulla banchina del treno espresso di Bologna ha offerto assistenza, ma è stato inutile. Per Stefano Savasta era già troppo tardi. Il fatto che fosse un ergastolano in fuga è stato tenuto nascosto. È agli arresti domiciliari a Sirmione da lunedì scorso, quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo.

La polizia si è recata a casa sua qualche giorno fa alle 9:30 del mattino per verificare che fosse a casa, ma hanno scoperto solo che suonava l’allarme di fuga. Il tempo di Savasta comunque stringeva, dato che le perquisizioni erano già in corso. Non ne è uscito vivo e la polizia non lo ha mai individuato; è morto sul posto. La sua storia e il delitto passionale commesso con l’aiuto di altri tre hanno dominato le notizie per mesi.

Secondo l’indagine condotta dal pubblico ministero Antonio Sangermano nel 2008, l’incidente è avvenuto il 10 dicembre 2008, quando i due uomini scesero da un furgone parcheggiato davanti all’attività di Cerri in via Gratosoglio e si uccisero a colpi di picconi. L’imprenditrice Cerri era la “rivale” di Savasta in più di un senso dal punto di vista romantico.

Si suppone che il suo corpo sia stato sciolto nell’acido e smaltito. Da quello che possiamo ricostruire, il colpevole era geloso di Ivana, sua ex dipendente, che lo aveva scaricato dopo15 anni di relazione per stare con Cerri. Non poteva sopportare di vedere Cerri aggrapparsi a ciò che restava della donna che ancora amava. Ivana S., una sua ex amante, ha detto che lui ha minacciato a caro prezzo chiunque si avvicinasse a lei. Lo scetticismo degli investigatori nei confronti di Savasta è iniziato fin dall’inizio.

Stefano Cerri Storia

In mezzo “all’odio, al desiderio di vendetta e alla paura, feroce, terribile, è nata la morte di Stefano Cerri”. Secondo il pm Antonio Sangermano queste emozioni giacevano sopite sotto la linea d’ombra di una narrazione di ‘corna’ nella notte del 10 dicembre 2008 nella città lombarda, dove un imprenditore grafico milanese venne rapito e ucciso.

Adesso, però, il “piccolo uomo di Gratosoglio”, come lo definì Stefano Savasta, l’assassino e rivale romantico di Cerri, o l'”uomo qualunque”, come lo definì il Pubblico Ministero durante il rinvio a giudizio di primo grado, può essere archiviato definitivamente.

La sua condanna all’ergastolo, insieme a quelle degli altri tre assassini condannati, è stata confermata dalla Corte di Cassazione nel maggio del 2012. La situazione ha cominciato però a cambiare quando, ieri mattina, membri della Squadra Mobile di Milano hanno rinvenuto i resti e, finalmente, il teschio dell’imprenditore sepolto in una zona boscosa tra Garlasco e Tromello, nel pavese.

Gli investigatori di Alessandro Giuliano sono riusciti a trovare una pista con l’aiuto di uno dei sicari di Savasta. Marthy Hernandez Rodriguez, superato il “terrore” che Savasta gli aveva riposto, ha scritto alla polizia e ha consegnato il pezzo mancante dopo che il mandante è scomparso nel dicembre 2014, probabilmente a causa di un infarto mentre era agli arresti domiciliari. Rivelerà la posizione precisa del corpo di Cerri.

Rozzano, periferia di Milano, è stato perquisito, ma lì non è stato localizzato. Ma tra le chiome dei boschi intorno a Pavia. Ma questo è l’ultimo posto in cui Gesù fornisce istruzioni. Da quando ha dimenticato la tomba dell’imprenditore milanese rapito e assassinato. Martedì, le autorità hanno annunciato di aver localizzato il corpo di Cerri, ponendo fine alla vasta ricerca in corso dopo la confessione di Hernandez.

La storia è iniziata il 10 dicembre 2008 e questa è l’ultima puntata. Wilton Martinez Valles, un altro rapitore della Repubblica Dominicana, ha descritto cosa è successo quel giorno. Dopo aver espresso rimorso il 2 febbraio 2010, la sua pena è stata ridotta e gli sono stati concessi otto anni di prigione. Secondo il ricordo di Valles, Cerri fu arrestato alle 7 “mentre stava abbassando la saracinesca”.

Cito: “Manzueta gli afferra la schiena mentre Marthy Hernandez Rodriguez gli afferra i piedi”, pronunciato nientemeno che da Omar Calcano. Cerri non ha mai avuto problemi nel ricevere il segnale del cellulare. Tutte le urla che Cerri avrebbe potuto emettere furono soffocate da loro.

Calcano e Hernandez sono stati quelli che hanno spinto Cerri. Velles, l’autore, vede il tutto messo in scena. Calcano e Hernandez scendono dall’auto, e quando Valles si avvicina a loro, vede “il corpo di Cerri che giace a faccia in giù, con la faccia insanguinata”. Il furgone riparte. Il signor Frank Budu pensava che fosse bello.

Queste immagini fisse documentano la condotta criminale scaturita da una banale storia di tradimento alle porte di Milano. Stefano Savasta, il capo, è un imprenditore e un designer a pieno titolo. La rottura della relazione durata 14 anni con la sua dipendente, Ivana Siviero, lo porta a chiudersi mentalmente. È il 2006.

Periodo critico di esposizione. Secondo Sangermano, il comportamento persecutorio, minaccioso, di ritorsione, estorsore e offensivo raggiunge il culmine in Savasta una volta che la relazione finisce. Anche se l’accusa descrive Cerri come “un uomo qualunque con un normale progetto esistenziale fatto di corse, amici, acquisto di un’auto e famiglia”, Siviero trova un ritrovato zelo in un legame adultero con il padre di Cerri.

Savasta, un mafioso in fallimento secondo il magistrato, ha un rivale e inizia a molestare la sua ex amante, che trova il coraggio di rivolgersi alla polizia nonostante la sua paura. Secondo l’accusa di Siviero, una delle minacce di Savasta era che “avrebbe ucciso chiunque avesse avuto una relazione con me, lo avrebbe seppellito e lo avrebbe fatto mangiare dalle formiche o rosicchiato dai topi”. E’ proprio così che vanno le cose.

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